Termografia

TESTO TRADOTTO DALLA RIVISTA SPECIALISTICA “NEUES AUS DER PRAXIS”
(CRT) DIAGNOSI TERMOMETRICA NELLA PRATICA ODONTOIATRICA

DEFINIZIONE DI DIAGNOSI TERMOMETRICA

La diagnosi termometrica è l’esame della termoregolazione. Nel concetto di regolazione è implicito un processo dinamico espresso attraverso la rilevazione delle temperature prima e dopo uno stimolo da raffreddamento, in tal modo si rende visibile come si distribuiscono le regolazioni della T° nell’organismo.

I sistemi biologici si possono indagare non solo nella loro staticità (raggi X, quadro ematico, parametri biochimici), ma anche nella loro capacità performante sotto sforzo. I fisiologi del calore hanno dato significato alla centralità del bilancio calorico e dimostrato il suo ubiquitario intreccio col sistema neurovegetativo, col metabolismo e con la circolazione, per questo la termoregolazione è un marker rappresentativo della efficienza funzionale dell’organismo. Questo elemento ci autorizza ad utilizzare i contenuti termici a fini diagnostici, anche in ambito odontoiatrico. Patologie acute e croniche (sovraccarico) modificano i parametri della fisiologia del calore in direzione di deviazioni patologiche.

Le T° rilevate vengono rappresentate su un grafico a barre e l’esame delle variazioni termiche tra la prima e la seconda misurazione viene valutato sul piano diagnostico.


COMPITO DEL COMPUTER

Le T° rilevate con un termometro per contatto sulla cute secondo un procedimento standardizzato vengono espresse su un diagramma a barre. Le T° in forma numerica vengono elaborate da un software ed immediatamente correlate alle aree di misurazione di appartenenza, consentendo una visione d’insieme ed un confronto con altri termogrammi. Il supporto informatico accelera e facilita al medico il procedimento di analisi.
Nel programma di analisi oltre all’individuazione della lateralità e dei valori medi più significativi sono possibili indicazioni su marker utilizzabili sul piano clinico

POSSIBILITA’ DIAGNOSTICHE
Il termogramma standard, così come è stato realizzato da Rost funge da punto di riferimento. La sequenza delle misurazioni ed i settori misurati sono sempre gli stessi indipendentemente dal settore specialistico o dai quesiti diagnostici. Si eseguono: il termogramma dentario, quello mammario ed il body (testa, collo, torace addome superiore e inferiore, e dorso).
Questa ampia panoramica è necessaria quando si vogliono valutare sistemi biologici unitari. Dipendiamo da un check up globale quando all’inizio di una visita vogliamo sapere da dove proviene o dove agisce un disturbo dentale. Solo in tal modo può essere coperto il vuoto diagnostico.

Dove c’è bisogno di recupero diagnostico nella scienza medica dentistica ?
* nei casi di paradontosi resistenti a terapie
* nelle articolazioni mascellari
* c’è realmente un’intolleranza ai materiali?
* ci sono campi di disturbo?
* valutazione generale del paziente in preparazione a terapie odontoiatriche invasive (interventi chirurgici).

Non dobbiamo credere che un percorso diagnostico sia inutile. Pensiamo a quando gnatologia o terapia sistemica della PA erano vocaboli sconosciuti. Dobbiamo accettare la sfida del tempo e trovare risposte attuabili. A tal fine la chiave è rappresentata dalla valutazione diagnostica dei sopracitati parametri. Quadro radiologico e prove di vitalità non sono sufficienti. La regolazione è un processo dinamico un feed- back che può essere colto e valutato solo durante il suo divenire, è un fenomeno biofisico di qualità differente rispetto i fenomeni biochimici.

Il dentista riceve in modo standard risposte alle seguenti domande:

1. qual è la situazione reattiva complessiva del paziente?
2. che giudizio dare al grado di morbilità del paziente?
3. è presente un campo di disturbo dentale?
4. sono presenti spostamenti scheletrici nell’articolazione mascellare del paziente?
5. è la problematica paradontale, eventualmente, indotta dal sistema?
6. è presente un carico da materiali dentali?

La analisi e l’interpretazione del termogramma spetta al medico. Le rilevazioni delle temperature possono essere delegate al personale debitamente addestrato, il che rappresenta un notevole risparmio di tempo.

LA RILEVAZIONE DELLE TEMPERATURE
Il test inizia facendo adattare il paziente per 20, 30 minuti alla T° ambiente dello studio, quindi si procede alla I misurazione che rileva le temperature del paziente a riposo; successivamente il paziente denuda la parte superiore del suo corpo provocando così uno stimolo da raffreddamento a cui l’organismo deve rispondere. Dopo 10 minuti di raffreddamento segue la II misurazione. E’ possibile procedere dopo 10 minuti ad una III misurazione ,per la documentazione di un campo di disturbo, dopo essere intervenuti sull’odontoma sospettato di campo di disturbo con anestesia terapeutica o laser. In tal modo sono stati raccolti tutti i dati termometrici rilevanti per una completa diagnosi regolativa odontoiatrica; il test è terminato segue ora l’analisi.

UN CASO PRATICO
I limiti posti dal presente spazio non consentono lo sviluppo del procedimento d’analisi nei minimi dettagli.
La paziente di 62 anni di cui il termogramma in all. 1 viene in studio perché denuncia da un anno disturbi, resistenti ad ogni terapia nella zona mascellare superiore dx.. L’origine fu l’estrazione del 15, da allora prese per la prima volta coscienza del dolore. Il dolore persistente si accompagna a periodici gonfiori, non risulta possibile riferire il disturbo ad una ben precisa localizzazione dell’apparato dentario, di notte si sveglia dal dolore. Una terapia di riempimento ed un ponte (AUFBISSSCHIENE?) non determinarono un miglioramento duraturo. L’indagine radiologica non evidenziò alterazioni patologiche in ambito osseo ed apicale. Tutti i denti erano vitali, non sensibili alla percussione anche se c’era sull’11 una reazione ritardata connessa con i denti vicini rilevabile con l’esame termico di vitalità; l’11 in posizione distale e mediale era fornito di una otturazione clinicamente intatta.
La terapia da un punto di vista dentistico risultava conclusa, poiché non era possibile procedere ad una terapia causale in assenza di un reperto clinico rilevante. Alio loco venne supposto una qualche forma di nevralgia del trigemino, ma una terapia a base di tegretol non risolse il problema. A scopo diagnostico complementare abbiamo suggerito e prescritto un termogramma. Dall’esame della regolazione affiorarono il 15 e 11 in conformità all’anamnesi e alla visita clinica; prima della III misurazione vennero entrambi trattati con anestesia terapeutica locale (ultracaina)

INTERPRETAZIONE DEL TERMOGRAMMA DAL PUNTO DI VISTA ODONTOIATRICO

Il termogramma mostra i comportamenti regolativi della paziente a cominciare dalla testa, tronco, addome, dorso, denti e mammelle. Il grafico a barre fornisce le temperature in °C. Per motivi didattici la I misurazione (a riposo) è marcata in nero, la II in rosso, la III (dopo anestesia locale) in verde. L’osservatore esperto nota immediatamente come dopo l’intervento di anestesia locale l’alterata regolazione nella parte mediana dell’arcata dentaria superiore rientri nella norma, si normalizzano pure i punti linfatici correlati L1, L2, nello stesso tempo sulle fosse cubitali si evidenzia una migliorata regolazione complessiva; in tal modo sono soddisfatte le classiche premesse per l’identificazione di un campo di disturbo. Nella finestra degli indici SI-Z = 3.4 .tale valore è stato determinato dal computer elaborando le temperature nelle aree di riferimento. Il dato 3.4 va correlato ad un evento da campo da disturbo multifocale che può essere evidenziato anche da una osservazione del termogramma corroborata dall’esperienza. Rimandiamo ad altra occasione l’approfondimento degli altri indici; va considerato comunque che questo aiuto all’analisi rappresenta un enorme contributo alla conoscenza nella termometria. Il termogramma ha identificato e documentato l’11 come campo di disturbo. In questo modo la diagnosi clinica viene integrata nel rilevare che si tratta di una pulpite cronica. il suggerimento terapeutico comprende la cura endodontica integrata da controlli radiologici e regolativi per prevenire l’insorgere di un nuovo campo di disturbo di partenza dall’11.

Qualora insorgesse un nuovo campo di disturbo l’11 va tolto. Il controllo è necessario non solo per una profilassi nel senso paradontale ma è anche irrinunciabile dal punto di vista della medicina regolativa!


CONCLUSIONE

La diagnosi termometrica va intesa come un metodo diagnostico complementare e non alternativo il cui consenso può far crescere in modo qualitativo e biocompatibile la medicina odontoiatrica. Occuparsi di questa metodologia significa riconoscere relazioni anatomiche e fisiologiche secondo le premesse classiche che ora non sempre sono ricostruibili. Le risposte alle terapie e le casistiche rappresentate dai pazienti lo documentano. Le radici della diagnosi termometrica computerizzata sono la fisiologia e le conoscenze sul sistema di regolazione di base (Pischinger, Hauss, Heine). E’ auspicabile un approccio aperto, seppur critico, della clinica a questa diagnostica. E’ opportuno che la diagnosi termometrica computerizzata non rimanga di esclusiva pertinenza di studi odontoiatrici progressisti bensì una strumentazione di routine nella pratica quotidiana con il cui contributo rendere un miglior servizio ai pazienti.

Informazioni per pazienti

vedi anche: La Sindrome da Stanchezza Cronica dal Punto di Vista Odontoiatrico

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